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In occasione del "Dante Day", si è svolto presso il Teatro Gianì di Partinico il Terzo Festival della poesia, un evento dedicato a questa antica e nobile arte, capace ancora oggi di parlare al presente con forza e profondità. L’iniziativa è stata promossa dal gruppo "Autori diVersi", realtà culturale attiva all’interno del Teatro Gianì, di cui fa parte il professore Rosario Riccobono.

All’evento hanno partecipato, tra gli altri, anche gli alunni dell’Istituto Tecnico “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico, guidato dal dirigente scolastico Angelo Nasca. Gli studenti, con entusiasmo e profondo coinvolgimento, si sono cimentati nella creazione di testi poetici originali, prendendo parte a un percorso di educazione alla scrittura creativa che ha intrecciato arte, diritto costituzionale e interpretazione, e riflessione civile.

Il progetto ha trovato il suo fulcro nel tema del diritto, già al centro dell’incontro svolto presso l’istituto in occasione della "Giornata internazionale dei diritti del fanciullo". Un filo conduttore chiaro e potente, che ha attraversato tutte le produzioni poetiche, trasformando i versi in strumenti di consapevolezza e partecipazione.

Gli studenti sono stati accompagnati dai docenti Rosario Riccobono, Giorgio Vaccaro e Antonio Fundarò. I professori Riccobono e Fundarò hanno guidato il lavoro creativo e la successiva fase di lettura e interpretazione dei testi giuridici utilizzati per la creazione artistica di versi meravigliosi.

«La poesia è uno spazio di libertà e verità, capace di dare voce anche a ciò che spesso resta inascoltato. In un momento come il “Dante Day”, essa diventa ponte tra tradizione e contemporaneità, permettendo ai giovani di esprimersi e di riflettere su temi fondamentali come i diritti», ha dichiarato il professore Rosario Riccobono, che ha inoltre sottolineato come «il diritto sia stato il filo conduttore dell’intero percorso», ricordando che già nell’auditorium dell’istituto, durante una precedente manifestazione con gli stessi alunni, ci si era soffermati sull’importanza della comunicazione e, in particolare, della poesia come mezzo privilegiato per veicolare e rendere vivi i diritti.

A sottolineare il valore formativo dell’iniziativa è stato anche il professore Antonio Fundarò: «Quando la poesia incontra il diritto, nasce una forma espressiva capace di educare alla responsabilità e alla coscienza civile. I versi diventano così strumenti per comprendere, interiorizzare e difendere i diritti fondamentali, soprattutto quelli dei più giovani».

In questo contesto, la poesia si è rivelata non solo esercizio creativo, ma anche linguaggio civile, capace di tradurre in emozione e parola i grandi temi della contemporaneità.

A testimonianza del lavoro svolto dagli studenti e dagli autori coinvolti, si sono susseguiti i componimenti: Alessandra Miriam Schembri con “Quello che non dico” con una stupefacente rielaborazione del diritto alla uguaglianza e all'accoglienza, Noemi Rosalia Lambone con “Inno ai diritti”, Giusuè Palazzolo con “Dolore e guerra”, denuncia del più volte violato diritto alla pace, Gioele Scaccia con “La comunicazione”, Maurizio Santalucia con “La guerra”, Paolo Maniscalco con “Ridatemi l’infanzia” e “Gioco sotto le bombe”, Salvatore Ferrante con “Diritto del minore”, Silvestro Corrao con “Il mio diritto”, Sofia Capone con “Non chiamatelo sogno”, Massimo Vilardo con “Vogliamo solo vivere”, Giovanni D’Asaro con “Novanta minuti per l’eternità”, Matteo Costa con “Cuore e pallone”, Giuseppe Patellaro con “L’esterno”, Gaspare Viviano con “Non solo corsa ad un pallone”.

Il Festival ha, così, rappresentato un momento di intensa partecipazione culturale, in cui la parola poetica ha saputo farsi strumento di riflessione, denuncia e speranza, restituendo pienamente il senso più profondo del Dante Day: celebrare la forza eterna della poesia come voce viva dell’umanità.

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