Sport, cultura e diritti: all’Istituto “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Partinico una Giornata di resilienza, poesia e solidarietà concreta
Si è svolto presso l’Istituto Tecnico “Carlo Alberto Dalla Chiesa” di Partinico, diretto dal dirigente scolastico Angelo Nasca, un evento di straordinaria portata culturale, educativa e civile che ha saputo fondere in un unico grande momento di condivisione sport, letteratura, diritti dell’infanzia, arte, musica e solidarietà concreta, trasformando la presentazione del volume “Chi vive d’amore. Il cannoniere” di Massimo Proietto e Antonio Barracato, edito da Minerva, in un’esperienza collettiva di crescita e consapevolezza. L’iniziativa, ideata e coordinata con sensibilità e visione dal prof. Rosario Riccobono, non è stata una semplice occasione editoriale, ma un percorso articolato in cui ogni intervento ha contribuito a costruire un discorso coerente sul valore formativo dello sport e della cultura nella vita dei giovani.
Fin dall’apertura dei lavori, la vice preside prof.ssa Franca Longo, che ha portato i saluti del dirigente scolastico prof. Angelo Nasca ha richiamato il ruolo centrale della scuola come luogo in cui si formano competenze tecniche ma soprattutto coscienze civili, sottolineando come la missione educativa dell’Istituto si fondi sulla capacità di offrire agli studenti strumenti culturali e valoriali per affrontare le sfide del presente. Ha evidenziato che la scelta di ospitare un incontro dedicato a un romanzo che intreccia sport e resilienza rappresenta una precisa volontà di educare attraverso esempi positivi, capaci di parlare ai ragazzi con un linguaggio autentico e vicino alla loro esperienza quotidiana.
Il coordinatore Rosario Riccobono ha, quindi, introdotto il senso dell’evento, ricordando come il libro scelto non sia soltanto una narrazione calcistica ma un racconto di formazione che utilizza il campo da gioco come metafora dell’esistenza, luogo simbolico in cui si impara a cadere e rialzarsi, a sbagliare e ripartire, a trasformare il dolore in energia creativa.
L’autore Antonio Barracato ha approfondito la genesi dell’opera, spiegando che la storia del giovane protagonista, colpito da una perdita devastante, nasce dall’esigenza di offrire ai ragazzi un messaggio chiaro: il talento da solo non basta, occorrono disciplina, sacrificio e soprattutto squadra. Ha affermato che «la resilienza non è spettacolo ma ripetizione quotidiana», chiarendo che il successo non è un gesto eroico improvviso ma il risultato di un lavoro costante sostenuto da relazioni significative. Ha inoltre sottolineato l’importanza di una scrittura accessibile, convinto che la cultura debba dialogare con tutti e non chiudersi in linguaggi elitari.
La riflessione è proseguita con l’intervento della prof.ssa Dorotea Matranga, che ha intrecciato memoria personale e analisi culturale raccontando come, durante l’adolescenza, un dono paterno – una valigia colma di romanzi – abbia cambiato la sua prospettiva sulla lettura, trasformandola da obbligo scolastico a passione autentica. Ha invitato gli studenti a scoprire nei libri non solo storie ma strumenti di crescita, sottolineando che ogni percorso di realizzazione personale è una scala fatta di gradini, come quella evocata simbolicamente dalla copertina del volume, e che ciascun gradino rappresenta uno sforzo, una prova, un momento di maturazione.
Il prof. Giuseppe Simplicio, divulgatore culturale e dirigente scolastico in quiescenza, ha poi offerto un’analisi pedagogica del concetto di resilienza, chiarendo che nel romanzo essa assume almeno quattro significati: trasformare il trauma in direzione, considerare il dolore come occasione di impegno, riconoscere il valore della comunità e restare fedeli al sogno anche quando sarebbe più facile rinunciare. Ha precisato che la resilienza non è negazione del trauma né invulnerabilità, ma processo consapevole che attraversa caduta, fatica e ricostruzione, e che proprio attraverso questo percorso il protagonista riesce a ridefinire sé stesso.
La prof.ssa Enrica Conti, docente di Scienze motorie, ha posto l’accento sul valore educativo dello sport, ricordando che il calcio è particolarmente vicino ai giovani e rappresenta un linguaggio universale capace di trasmettere passione, amore per ciò che si fa, determinazione e motivazione. Ha auspicato che le stesse qualità coltivate sul campo possano essere trasferite nella vita quotidiana e nel mondo del lavoro, sottolineando che la disciplina sportiva educa alla costanza, alla responsabilità e alla capacità di lavorare in squadra.
L’intervento del prof. Umberto Palma, Presidente del Consiglio Nazionale dei Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza e Presidente dell’Accademia di Sicilia, ha ampliato la prospettiva collegando il tema dello sport al quadro normativo internazionale, richiamando l’articolo 31 della Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, che sancisce il diritto al riposo, al tempo libero, al gioco e alla partecipazione culturale e artistica. Ha evidenziato come le campagne di sensibilizzazione promosse dal CONADI mirino a diffondere una cultura della tutela dei minori, sottolineando che garantire il diritto allo sport significa promuovere inclusione, pari opportunità e dignità. Ha ricordato che parlare di calcio non significa soltanto parlare di competizione, ma di diritto alla crescita armonica della persona.
La manifestazione è stata impreziosita dalle dolci note del pianoforte dell’alunna Alessandra Schembri, che con sensibilità ha accompagnato la declamazione delle poesie, creando un momento di forte coinvolgimento emotivo che ha unito musica e sport in un’unica vibrazione collettiva.
Il recital poetico ha rappresentato uno dei momenti più intensi della mattinata: Annalena Cimino in collegamento da Capri, ha declamato: “Il campo oltre le nuvole”; Danilo Poggiogalli in collegamento da Roma, ci ha fatto dono delle sue poesie: “Le regole del gioco” e “Nella valle dell’Aniene”; Rosa Rampulla, in collegamento da Cologno Monzese, ha dato voce alla sua sensibilità poetica con “Il battito sferico”; Francesco Faragone ha interpretato “Lo sport e il calcio”; Antonio Fundarò ha recitato “La forma della libertà”; Rosario Riccobono ha declamato “La partita del cuore”, tradotta nella lingua dei segni da Giuseppe Grasso della classe 3B IT, rendendo l’evento inclusivo e accessibile. Il momento poetico è proseguito con il recital degli studenti: Sofia Capone con “Non chiamarlo sogno”, Gaspare Viviano con “Non solo corsa ad un pallone”, Gioele Scaccia con “Ridatemi l’infanzia”, Paolo Maniscalco con “Sotto le bombe”, Silvestro Corrao che ha declamato la poesia di Antonino Ferrante “Il calcio è vita”, Giovanni D’Asaro con “Novanta minuti per l’eternità”, Giuseppe Patellaro con “L’esterno” e Matteo Costa con “Cuore e pallone”. Ogni lettura ha arricchito il quadro complessivo, dimostrando come lo sport possa essere raccontato attraverso molteplici sensibilità, diventando simbolo di sogno, sacrificio, libertà e memoria collettiva.
Il momento conclusivo ha dato piena coerenza ai valori espressi durante l’intera mattinata: in primo luogo gli studenti dell’Istituto hanno effettuato una donazione destinata ai progetti per i bambini di Zinder sostenuti dal prof. Umberto Palma, trasformando la riflessione sui diritti in gesto concreto di solidarietà; successivamente il prof. Umberto Palma ha letto una poesia dedicata ai bambini di Zinder, rafforzando il legame tra cultura e impegno umanitario; infine Antonio Barracato, in qualità di Presidente del Cenacolo Letterario Italiano, ha voluto donare numerosi libri di autori contemporanei, arricchendo la biblioteca della scuola e consegnando alla comunità studentesca un ricordo vivo e duraturo dell’evento.
La giornata si è conclusa con la consapevolezza che sport, cultura e diritti non sono ambiti separati ma dimensioni complementari di un unico progetto educativo, capace di formare giovani consapevoli, responsabili e solidali, pronti a trasformare le difficoltà in opportunità di crescita personale e collettiva.
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