
Nel dibattito contemporaneo sull’orientamento scolastico, l’Open Day occupa uno spazio sempre più centrale. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, esso si riduce a un evento circoscritto, concentrato in poche ore, spesso costruito secondo logiche comunicative più vicine alla promozione che alla riflessione pedagogica.
Ne deriva una proliferazione di articoli, reportage e resoconti che raccontano “il successo” di una giornata senza interrogarsi sulla sua reale efficacia formativa e culturale. L’esperienza dell’Istituto Tecnico “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico si colloca su un piano differente. L’Open Day non viene concepito come un evento isolato, ma come la manifestazione visibile di un processo educativo lungo, coerente e condiviso. Un processo che coinvolge l’intera comunità scolastica e che affonda le proprie radici nell’identità stessa dell’istituto. Questo contributo non intende raccontare un Open Day riuscito, ma proporre un modello operativo e culturale, a partire dall’esperienza dell’Istituto Tecnico “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico, utile ad altre istituzioni scolastiche che desiderino ripensare radicalmente il senso e la funzione dell’orientamento.
L’Open Day come esito di una storia, non come evento episodico
Il passaparola come capitale simbolico
L’Istituto Tecnico “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico fonda gran parte della propria forza orientativa su un elemento spesso sottovalutato: il passaparola. Non come strategia di marketing, ma come esito naturale di una reputazione costruita nel tempo. Il passaparola positivo nasce quando una scuola è riconosciuta come: istituto dell’ascolto; luogo di crescita personale e umana; ambiente capace di accompagnare gli studenti nella costruzione della propria identità; comunità educante credibile. In questo senso, l’Open Day non fa altro che rendere visibile una narrazione già esistente, condivisa da studenti, famiglie, ex alunni e territorio.
I testimoni come prova della trasversalità delle competenze
Durante l’Open Day sono intervenuti:
- medici;
- scrittrici e scrittori già pubblicati;
- laureati affermati in ambiti diversi rispetto al percorso di studi tecnico di provenienza.
Questa scelta non ha avuto una funzione celebrativa, ma dimostrativa. Ha mostrato come una solida formazione tecnica e culturale produca competenze: trasferibili; adattabili; spendibili in contesti differenti; capaci di accompagnare l’evoluzione personale e professionale nel tempo. Il messaggio è chiaro: l’Istituto Tecnico “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico non forma figure rigide, ma persone capaci di attraversare la complessità.
La visione del Dirigente Scolastico
Alla base di questo impianto vi è la visione del Dirigente Scolastico, prof. Angelo Nasca, che interpreta il futuro non come proiezione astratta, ma come lettura critica del presente. In questa visione: il futuro non si promette, si prepara; l’innovazione non è un’etichetta, ma una pratica quotidiana; la scuola non anticipa scenari, ma costruisce strumenti per abitarli. L’Open Day diventa così una restituzione coerente di una progettualità già in atto, non un momento di rappresentazione artificiale.
I laboratori come vita reale della scuola
Studenti come mediatori culturali
Nel modello dell’Istituto Tecnico “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico, gli studenti non sono spettatori, ma protagonisti. Durante l’Open Day:
- accolgono;
- spiegano;
- raccontano;
- mostrano processi e risultati.
Questo conferisce all’evento una forza comunicativa straordinaria, perché la scuola viene raccontata attraverso le persone che essa ha formato e che sta formando.
Indicazioni operative per la replicabilità del modello
Dall’esperienza dell’Istituto Tecnico “Carlo Alberto dalla Chiesa” di Partinico emergono alcune indicazioni operative utili ad altre istituzioni scolastiche:
- l’Open Day deve essere pensato come esito di un processo annuale;
- la credibilità nasce dalla coerenza tra dichiarato e praticato;
- i laboratori devono essere parte strutturale della didattica;
- gli studenti devono essere messi nelle condizioni di raccontare la scuola;
- l’identità viene prima dell’offerta formativa.


